"Il futuro è adesso", l’Italia delle terapie avanzate prende forma
Con 320 milioni del PNRR generati brevetti, startup e 700 assunzioni
Non solo ricerca, ma industria, occupazione e prospettive concrete per il sistema Paese. I 320 milioni di euro del PNRR destinati al Centro nazionale per lo sviluppo di terapia genica e farmaci a RNA si trasformano in una vera filiera italiana della salute, capace di produrre innovazione, attrarre investimenti e creare lavoro qualificato. È il bilancio tracciato all’Auditorium Valerio Nobili dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dove si è tenuto l’evento “Il futuro è adesso”, tappa conclusiva della prima fase del progetto.
Il dato più immediato è quello occupazionale: oltre 700 nuove assunzioni in un ecosistema che oggi coinvolge circa 2.000 persone tra 44 enti e 58 partner, con una forte componente femminile che supera il 65%. Ma accanto ai numeri, pesa soprattutto il cambio di paradigma: «Oggi l’Italia non è più solo un acquirente, ma anche un generatore di tecnologia medica avanzata», sottolinea il presidente del Centro, Rosario Rizzuto, rivendicando il pieno utilizzo dei fondi e la costruzione di una rete nazionale di eccellenza.
Il progetto ha puntato in modo deciso sul capitale umano, con circa 200 dottorandi coinvolti e la nascita di un dottorato nazionale dedicato alle terapie RNA e geniche. Un investimento che, nelle intenzioni del Ministero della Salute, dovrà tradursi in stabilità e in un rafforzamento del Servizio sanitario nazionale. «L’obiettivo è duplice: integrare queste innovazioni nelle cure e trattenere in Italia il talento dei nostri giovani ricercatori», evidenzia Maria Rosaria Campitiello.
Accanto alle competenze, cresce anche la rete infrastrutturale, distribuita lungo tutto il Paese con un’attenzione particolare al Mezzogiorno, destinatario del 41% delle risorse. Dalla “fabbrica dell’RNA” di Napoli ai centri clinici e di ricerca tra Modena, Padova, Siena, Bari e Milano, fino al polo produttivo di Roma, prende forma un sistema integrato che consente di coprire l’intera filiera, dalla ricerca di base alla produzione di terapie avanzate. Qui si innestano anche innovazioni tecnologiche come sistemi automatizzati e soluzioni basate su intelligenza artificiale che riducono costi e tempi di produzione.
Sul fronte scientifico e industriale, i risultati sono altrettanto rilevanti: oltre 1.000 pubblicazioni, più di 30 brevetti e 95 progetti di ricerca applicata in meno di quattro anni. A questi si aggiungono 34 progetti di trasferimento tecnologico e la nascita di startup innovative, alcune già affacciate sul mercato con soluzioni avanzate nel campo della medicina rigenerativa, delle malattie genetiche e delle terapie cellulari. Una spinta sostenuta anche da partnership con grandi aziende farmaceutiche e finanziarie, a conferma di un ecosistema che si muove ormai in una dimensione industriale.
Ma è sul piano clinico che si misurano gli effetti più concreti: dalle terapie CAR-T contro il neuroblastoma, con percentuali di risposta che raggiungono il 77%, fino allo sviluppo di nuove strategie per leucemie, talassemia e patologie neurodegenerative. Tecnologie come gli RNA terapeutici e i vaccini innovativi aprono scenari inediti anche per le malattie autoimmuni e per il contrasto alla perdita di massa muscolare.
La sfida ora è la continuità. Il modello costruito punta a superare la fase emergenziale del PNRR attraverso una struttura ibrida, capace di attrarre investimenti privati e di sostenersi nel tempo. Nuovi finanziamenti pubblici e programmi già avviati garantiranno attività fino al 2030, mentre l’apertura a partner internazionali rafforza il posizionamento italiano nello scenario globale. «Il nostro futuro si basa su un modello aperto e su nuove alleanze, per consolidare il ruolo di eccellenza europea e garantire stabilità ai ricercatori», conclude Rizzuto, indicando una traiettoria che va oltre la ricerca e punta dritta allo sviluppo economico.
