Alla scoperta delle Gemme. Il diamante
Continua il nostro appuntamento settimanale con il Gemmologo Giuseppe Rossi
In questo nuovo appuntamento continuerò a parlarvi del colore del diamante. Oggi vi descriverò i criteri e i metodi che un Gemmologo utilizza per classificarlo.
La scorsa volta vi ho lasciato con una domanda senza risposta: perché la scala del colore comincia dalla lettera D?
Prima dell’avvento delle attuali regole di classificazione studiate dal GIA (Gemological Institute of America), ci sono stati innumerevoli tentativi per regolamentare le varie sfumature di tono. Ci fu un periodo storico in cui si utilizzavano le prime tre lettere dell’alfabeto e le loro ripetizioni: “AA”, “AAA”, “CC”, “CCC” . Al fine di non creare confusione con i vecchi sistemi, il GIA decise di escludere queste prime tre lettere e di partire dalla D, proprio l’iniziale di Diamante.
La seconda domanda era: cosa c’è dopo la lettera Z?
Purtroppo, dovrete aspettare il prossimo appuntamento per la risposta.
Passiamo ora a come si svolge il mio lavoro durante la classificazione. Come vi accennavo, il metodo di classificazione del colore, avviene per comparazione: si confronta il diamante in esame con altre pietre dette "pietre di paragone", i cosiddetti master stones, che devono possedere caratteristiche ben definite di colore, peso, purezza e fluorescenza.
È importante sottolineare che avere un diamante certificato non significa automaticamente che esso possa essere usato come pietra di paragone. I set di confronto vengono rilasciati solo ed esclusivamente da Istituti Gemmologici Internazionali e il loro costo è nettamente più alto rispetto a diamanti con caratteristiche simili, ma non calibrate per la comparazione.
L’analisi del colore deve essere effettuata seguendo i seguenti passaggi:
- il diamante deve essere rigorosamente privo di montatura, poiché l’oro o il platino di un anello ne altererebbero inevitabilmente la percezione cromatica.
- viene posizionato sotto una luce specifica, detta luce bianca
- il diamante viene posto con la tavola* rivolta verso il basso. Questo riduce al minimo la dispersione e lo scintillio che potrebbero influenzare la valutazione.
- si affiancano le pietre di paragone al diamante da valutare; le gemme devono essere vicine, ma senza toccarsi.
- i diamanti vengono osservati perpendicolarmente alla loro cintura**.
- si alternano le varie pietre di paragone fino a trovare quella il cui tono si avvicina maggiormente al diamante in esame.
*Tavola: la sfaccettatura più grande e superiore **Cintura: il bordo che ne determina il diametro.
Questa operazione di analisi risulta essere molto lunga e delicata, specialmente con diamanti che presentano sfumature diverse dal giallo, come il grigio o il marrone. È fondamentale che l’ambiente circostante alla zona di analisi sia cromaticamente neutro e che le condizioni psicofisiche del Gemmologo siano ottimali.
Basti pensare che, negli Istituti Gemmologici Internazionali, il colore viene stimato singolarmente da tre Gemmologi: solo quando i tre verdetti coincidono, il colore viene riportato sul certificato. Nonostante esistano macchinari avanzati per la determinazione del colore, l’analisi dell’occhio umano resta ancora oggi l'unico metodo ufficialmente riconosciuto per la certificazione.
Vi racconterò ancora molto altro sul colore del diamante il prossimo venerdì.
A venerdì prossimo…
Gemmologo, Giuseppe Rossi
Graduate Gemologist, Diamonds and Colored Stones G.I.A.
Perito ed Esperto C.C.I.A.A. n.119
Membro Collegio Gemmologi Italiani n. 353
Consulente Tecnico Ufficio, Tribunale di Lecce
