“Sulla sanità la politica ha fallito”

venerdì 8 giugno 2012
Paola Povero racconta la vita del reparto di ostetricia. Tra disservizi e miracoli quotidiani
 
"Se non fosse per la determinazione e la buona volontà di chi ha scelto di stare dalla parte delle donne, non funzionerebbe davvero nulla". Paola Povero, componente del direttivo regionale del Pd e operatrice sanitaria nel reparto di ostetricia e ginecologia del “Fazzi” di Lecce, non ha peli sulla lingua. Si confronta ogni giorno con i disservizi dell'ospedale e con il dolore ed il disagio delle donne. Fa i conti, quotidianamente, con l'impossibilità di offrire un servizio adeguato. E ogni giorno, nonostante tutto, riesce a garantire le prestazioni necessarie. "Con soli 3 medici non obiettori su 20 è davvero dura. Facciamo salti mortali per cercare di tutelare le donne, già provate da questa esperienza". 
Ma qual è la tendenza? Ci si aspetterebbe una diminuzione delle interruzioni…
Purtroppo non è così. Vuoi per la carenza di strutture che praticano l'interruzione, vuoi per la scarsa cultura della prevenzione, il numero invece è in aumento. Pensa che lo scorso anno, in tutto il 2011 abbiamo avuto 395 I.v.g. (interruzioni volontarie di gravidanza, n.d.r.), mentre nel solo primo quadrimestre del 2012 sono state 200. Stessa tendenza anche per le interruzioni con la pillola RU486: l'anno scorso 141, quest'anno siamo già a 161. Anche le interruzioni terapeutiche, in seguito a diagnosi di gravissime anomalie che mettono a rischio la vita del bambino o della mamma, sono in aumento. Probabilmente perché i mezzi di diagnosi prenatale sono sempre più sofisticati. E poi c'è la crisi economica, che certo non incoraggia a formare una famiglia. 
Ma cosa avviene ad una donna che si rivolga a voi per un'interruzione? 
Innanzitutto le si consiglia di rivolgersi al Consultorio, dove uno staff qualificato tra psicologi, sociologi e medici ha il compito di cercare di rimuovere gli ostacoli che impediscono alla donna di portare a termine la gravidanza. Se, nonostante tutto, ha ancora bisogno di noi, dopo la certificazione aspettiamo i sette giorni di rito (per lasciare il tempo di riflettere) e poi fissiamo l'appuntamento. 
Poi cosa accade? Dove viene accolta la donna? 
Questo è il punto dolente. Non disponiamo di un reparto apposito, per cui devo fare salti mortali per tentare di proteggere la paziente ed evitarle il contatto con le puerpere. Ciononostante, il problema rimane. Pensa che le interruzioni e i parti avvengono nello stesso luogo, con il rischio che da una parte una donna sia in travaglio e nell'altra si stia interrompendo una gravidanza. È terribile!. 
Che si può fare, allora, per risolvere il problema? 
Abbiamo posto la questione al direttore sanitario, ma non abbiamo ricavato nulla se non una reazione di sdegno per quanto accade. Aspettiamo che all'indignazione seguano fatti. 
E il riordino ospedaliero? Può aiutare? 
Finché al centro di tutto rimane la questione economica, prima che il benessere dei pazienti, la situazione rimarrà immutata. Non basta cambiare le persone, è necessario cambiare logica. La politica ha fallito, anche il mio partito ha sbagliato. Sarebbe necessario ripartire dalla redazione di un piano strategico a partire dalle esigenze reali. Il criterio non dovrebbe essere il numeri di parti per decidere il destino di un punto nascita, quanto la reale utilità sul territorio, la strumentazione esistente, la qualità del servizio offerto, insomma. 
Lamentate da tempo un problema di carezza di personale infermieristico, va meglio da quando hanno chiuso Campi? 
Vuoi scherzare? Hanno spostato personale dal “Fazzi” a Campi, non viceversa. Te l'ho detto, siamo alla follia. 
 
Melissa Perrone 
 
(fonte: FREE Lecce) 
 
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