Primo incontro per "Bellezza e Felicità" , tema della tre giorni de La città che vogliamo

mercoledì 16 settembre 2015
Nella sala dell'ex convento di San Francesco, in città vecchia, si sono incontrati oggi il direttore dell'enciclopedia Treccani, Massimo Bray, il vescovo Filippo Santoro e la direttrice del museo archeologico di Taranto, Eva degli Innocenti, per parlare di Bellezza e Felicità insieme all'assessore regionale al Turismo, Gianni Liviano. 

Bray arriva e compra due statuette raffiguranti i perdoni della settimana santa; la neodirettrice del MarTa, Eva Degl'Innocenti, tra i vicoli della città vecchia con Giovanni Guarino. Bellezza e felicità è anche questo: immergersi nelle suggestioni,  le tradizioni, il pathos di una comunità. E, Bellezza e Felicità è  stato il tema portante della ventesima edizione della "tre giorni di fine estate" che quest'anno l'associazione  La città che vogliamo ha organizzato in collaborazione con il gruppo consiliare al comune di Taranto, Noi democratici e con il patrocinio dell'Università di Bari dipartimento di Taranto.
 
Bellezza e Felicità, due facce delle stessa medaglia, due aspetti inscindibili che "se valorizzate portono ad una crescita comunitaria che sulla cultura fonda l'architrave della crescita identitaria. Su questa strada ci giochiamo la partita", ha sottolineato l'assessore all'Industria turistica e culturale della Regione Puglia, Gianni Liviano, presente alla prima giornata della tre giorni, insieme all'ex ministro della cultura e direttore della enciclopedia Treccani, Massimo Bray, e a monsignor Santoro, arcivescovo di Taranto. 


"Come si fa a dire - chiede Bray - costruiamo comunità se si continua a dire che il ministero ai Beni culturali è troppo burocratizzato o a gettare la croce addosso agli insegnanti. Occorre saper soppesare le parole.  Penso che qui la politica debba dare risposte e Taranto, penso, possa essere un laboratorio straordinario.  Mi rammarica di aver lasciato l'incarico senza aver portato a temine il progetto di fare di Taranto la città delle culture. Perché solo la cultura può curare le lacerazioni che questo territorio ha subito. Quando con il premier Letta parlavamo di Taranto, pensavamo per lei ad un modello tipo Berlino". All'assessore Liviano poi il consiglio "di fare attenzione quando si parla in termini entusiastici dei dati delle presenze, perché dobbiamo capire che tipo di turismo vogliamo fare".

Ma Taranto non è solo il MarTa. "C'è anche il museo diocesano che non ha uguali in Italia", ricorda Santoro. Ma è sul tema della bellezza che si è soffermato l'arcivescovo di Taranto,  evidenziando come l'altro aspetto, la felicità,  è un concetto "al quale è  difficile dare una risposta ". No alla "cultura dell'usa e getta, come ha detto papa Francesco, ma dobbiamo riscoprire il primato di ciò che ci circonda e la cultura può dare risposte concrete al quesito". Poi l'accenno all'enciclica Laudato sii perché "non si depredi il creato",  e l'appello a fare della cultura la stella polare "partendo dal cuore, nel quale ci sono le radici dell'intelletto. Per cui dipende tutto dalla cultura che si riceve, da strumenti culturali adeguati".


Fuori programma con la direttrice del MarTa, "Il museo - sottolinea Eva Degl'Innocenti - deve essere punto di coesione sociale. Il MarTa è  stata la mia prima scelta per dare gambe ad un turismo consapevole e rispettoso dell'ambiente circostante".

"Bisogna capire - conclude l'assessore Liviano - che tipo di sviluppo e diversificazione dobbiamo immaginare per Taranto andando oltre una cultura industriale che ha mostrato tutti i suoi limiti e che ha fallito gli obiettivi".
 
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