Produzione delle ostriche: Confagricoltura Taranto chiede lo stato di calamità naturale

mercoledì 16 settembre 2015
Dopo le cozze, il gran caldo di quest'estate ha fatto morire anche la produzione di ostriche allevate in Mar Grande con il sistema di acquacoltura biologica. Ora si chiede alla Regione Puglia lo stato di calamità naturale.


La produzione di ostriche è stata quasi completamente distrutta dal caldo e per questo motivo Confagricoltura chiede alla Regione Puglia lo stato di calamità naturale. Le cifre sono impressionanti perchè parlano di quasi 4 mila quintali di molluschi invendibili. Causa di questo disastro il gran caldo dei mesi estivi che ha, non solo, rovinato il prodotto ma anche gettato nello sconforto gli “ostricari” che avevano investito in tecnologie innovative.

A dirlo sono il presidente della cooperativa Ittica Jonica, Damiano D’Andria, il presidente di Confagricoltura Taranto, Luca Lazzàro, e il direttore Carmine Palma che questa mattina hanno effettuato un sopralluogo in Mar Grande per valutare la situazione.
I soci della Ittica Jonica, infatti, avevano trovato il modo per migliorare il prodotto attraverso un procedimento completamente biologico, diversamente dalla concorrenza francese. Diciotto mesi di lavoro e di attesa, dal seme al prodotto, andati irrimediabilmente perduti. L'innovazione, coperta da brevetto, sta nel procedimento produttivo: una grande gabbia che ospita almeno 100 pergolati e permette al seme delle ostriche di attaccarsi alle cozze, un vero e proprio "matrimonio del mare".
Un processo bloccato dalle alte temperature del mare che a luglio ha toccato anche i 36 gradi.

«Le nostre ostriche – dicono i produttori - vengono fatte al naturale, col seme innestato e l’allevamento in mare: nient’altro. È la nostra forza rispetto al prodotto francese, che è basato su un procedimento costruito in laboratorio. Il caldo di quest’estate, però, ha distrutto gran parte di questa pregiata produzione svuotando le ostriche del loro frutto: un disastro. E ci tocca vedere morire le ostriche sotto i nostri occhi senza poter fare nulla. Per non chiudere la cooperativa ci siamo autotassati, stiamo stringendo la cinghia per non mandare per strada tante famiglie. Ma senza prodotto non c’è reddito: quanto possiamo resistere?”.

Si tratta di una produzione unica, acquacoltura biologica fatta in Mar Grande, che è tornata a rifiorire a Taranto nel 2009 dopo 50 anni di stop e i fasti degli Anni ‘40 quando i generali americani, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, venivano apposta in riva ai Due Mari per gustare questa prelibatezza assieme a quella più nota delle cozze.
Ora i produttori sperano che gli venga riconosciuto lo stato di calamità naturale e Confagricoltura Taranto, che ha appena aperto la sezione “Acquacoltura”, si è subito attivata per avviare la pratica che dovrà partire verso la Regione Puglia, per la necessaria declaratoria, e poi verso Roma per incassare il decreto del Ministro delle Politiche agricole.

«Confagricoltura Taranto – spiega il presidente Luca Lazzàro – raccoglie anche questa sfida e per vincerla confidiamo che la Regione Puglia inserisca il pesantissimo danno subito dagli allevamenti di ostriche tarantine nel fascicolo già aperto, la settimana scorsa, per la produzione di cozze. Siamo di fronte all’80 per cento degli impianti danneggiati e a quasi la totalità del prodotto distrutto, in più è andato perso anche il seme delle ostriche, con la conseguenza che anche la produzione dell’anno prossimo rischia di essere compromessa assieme al lavoro di soci e dipendenti».
 
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