In arrivo le risorse per la costa, Federbalenari: «Fare rete coi territori vicini per pianificare le opere»

venerdì 24 luglio 2015
Mauro Della Valle è presidente di Federbalneari Salento e vicepresidente nazionale di Federbalneari, l'associazione di categoria che rappresenta gli operatori turistici che lavorano lungo le coste italiane e, in questo caso, salentine. 

Della Valle, quindi, conosce bene l'importanza dei 600 milioni di euro circa destinati dal Governo alle opere di mitigazione del rischio idrogeologico ma sa che non è ancora il momento di cantare vittoria. «Ovviamente questa non può che essere una buona notizia, figuriamoci. La preoccupazione, però, non manca e ha un nome ben preciso: si chiama politica. Se la politica fosse al passo coi finanziamenti che elargisce, potremmo festeggiare a champagne. Abbiamo moltissimi precedenti, però, che raccontano la stessa storia: in questi anni, lungo la strada statale 275, quella che porta a Santa Maria di Leuca, ad esempio, sono arrivati finanziamenti per milioni di euro, rimasti bloccati in infiniti contenziosi aperti dai singoli Comuni. Se questa è la via maestra da seguire, sappiamo già dove porta».

Gli interventi, dunque, devono seguire una logica diversa da quella dell'”orticello”, dove ognuno non guarda oltre un palmo dal proprio naso,  e si devono inserire in un discorso che guarda al territorio non più come un insieme di contee separate ma come un unica entità caratterizzata da diverse peculiarità.

«Il mare, così come la terra, non conosce confini amministrativi o limiti burocratici: bisognerebbe pianificare gli interventi secondo quelle che sono le unità fisiografiche. Tradotto in parole semplici, bisogna che Brindisi ragioni sul da farsi con Bari, a nord, e con Lecce, a sud. Questo perché non accada più, come in passato, che singole opere, realizzate anche a molti chilometri di distanza, concorrano a innescare fenomeni distruttivi, invece di migliorare la situazione. Il caso delle opere di Cerano e Melendugno è esplicativo di quanto voglio dire: grazie agli interventi realizzati, si sono create delle correnti sottomarine contrarie che hanno provocato ulteriore erosione». Scattata questa fotografia, bisogna passare al concreto, alle opere da realizzare.

«Questo sarebbe più giusto chiederlo, ad esempio, ai ricercatori, che non mancano nel nostro territorio: penso al professor Giuseppe Tomasicchio che viene chiamato a Dubai per importanti progetti sulle isole artificiali create dagli sceicchi. Noi, invece, che abbiamo la scienza in casa, non sappiamo sfruttarla. Il primo intervento da realizzare, comunque, sono le barriere soffolte, un'opera a basso impatto ambientale che garantisce risultati egregi. Le soffolte si trovano già in vari tratti della costa pugliese e il litorale adriatico da Cattolica a Pescara è disseminato da queste barriere. Una volta realizzate, si ottengono due obiettivi: l'energia cinetica delle onde viene smorzata e si crea, tra barriere e litorale, un cassetto che va riempito della sabbia portata a largo dalle correnti». Detto che la costa è una, quella pugliese è la più lunga d'Italia per estensione. Si può, quindi, e si deve stilare una classifica delle priorità: bisogna individuare le zone dove gli interventi sono più urgenti. «Brindisi ha una costa lunga e martoriata dalla presenza di grossi insediamenti industriali come la centrale di Cerano e il petrolchimico: con i dovuti interventi, però, quel che resta del litorale potrebbe diventare una piccola Montecarlo perché paesaggisticamente non ha rivali».

Il decreto che porterà sul territorio le risorse per la mitigazione del rischio idrogeologico, quindi, può rappresentare l'ennesima occasione di riscatto per la Puglia e per Brindisi, tutto sta nel saperne sfruttare i potenziali vantaggi. «Vorrei ricordare a tutti le nostre radici: siamo contadini e pescatori. L'agricoltura ce la siamo già giocata: tra campi “coltivati” a pale eoliche e pannelli solari e Xylella, non ci resta granché. Ora tocca anche al mare: se riescono a rovinare anche quello, faremmo bene a fare le valige ed emigrare. Siamo ancora in tempo, però. I nostri figli non devono per forza diventare avvocati, medici o militari: possono diventare imprenditori della propria terra e del proprio mare se questi, però, vengono visti e considerati dalle istituzioni come delle risorse».
Altri articoli di "Società"
Società
07/12/2018
La portaerei della Marina Militare è entrata nel ...
Società
27/11/2018
La cittadina è stata scelta per contribuire a ...
Società
19/10/2018
 Lo annunciano fonti della Asl di Lecce: il ...
Società
19/10/2018
Tra sabato 27 e domenica 28 si dormirà un'ora in più. Un referendum europeo ...
Al Cinema Bellarmino di Taranto arrivano le “Giornate del Cinema Horror”:  anteprima il 31 ...