Il cavallo Mercurio fa scuola a 120 bambini: «Attraverso di lui si impara a capire e rispettare l’altro»

lunedì 22 giugno 2015
“Cavalli e carezze”, il progetto educativo di Astera, l'associazione di volontariato di Ostuni, ha portato in sella per la prima volta gli studenti della scuola di Francavilla Fontana. 

Astera, intanto, pensa anche all’ippoterapia per i malati di Alzheimer. 

Le più sorprese sono state le maestre. Maria, nome di fantasia, una bimba disabile di 8 anni, si è avvicinata a Mercurio con grande spontaneità ed è stato come se lui capisse: le ha permesso di giocare, di posargli la mano sulla testa, di sentirsela gironzolare intorno. «Ad un certo punto si è sentita sicura – hanno detto le insegnanti – ha capito che il cavallo poteva diventare un suo nuovo compagno di giochi, la sua gioia è stata incontenibile».

Le stesse sensazioni le hanno provate tutti gli altri 119 bambini del Terzo Istituto Comprensivo de Amicis - San Francesco di Francavilla Fontana che per tutto il mese di maggio, suddivisi in gruppi, sono andati a giocare con Mercurio, il cavallo bianco dell’Associazione Astera di Ostuni. 

Un progetto didattico che ha avuto successo e il cui forte messaggio educativo nasce proprio dalla comprensione delle dinamiche di branco, geneticamente interiorizzate da un cavallo: dinamiche basate sul rispetto, la fiducia, la tutela del bene comune.

«I bambini hanno avuto la possibilità di vivere un’esperienza unica – ha spiegato Francesco Attanasio, presidente di Astera e counselor professionista specializzato in attività assistite dal cavallo - il cavallo ha un atteggiamento non giudicante e induce a sviluppare una relazione in cui ciascuno si sente pienamente accettato».

Il rapporto che si instaura con il cavallo può diventare un importante canale emozionale attraverso cui il bambino può acquisire maggiore controllo e fiducia in sé.

«Relazionarsi al cavallo e al suo ambiente - ha spiegato Angela Andriola, ideatrice del progetto – coinvolge tutti gli elementi sensoriali, simultaneamente si ricevono stimoli acustici, visivi, olfattivi, ma soprattutto intense stimolazioni tattili. È un modo attraverso cui il bambino può sperimentare e riconoscere le sue emozioni non verbalizzate guidato dalla sua sensibilità».

Il progetto è stato suddiviso in tre fasi. Nella prima, i bambini hanno acquisito nozioni generali sul cavallo, nella seconda hanno conosciuto concretamente l'ambiente in cui vive l'animale, le sue dinamiche in branco e da solo, i comportamenti, le modalità di accudimento. Infine, hanno fatto esperienza della vita da scuderia, con la pulizia dei finimenti, dei box, dell’animale stesso. Ultimo momento comune, “il battesimo della sella”: i bambini sono saliti sul cavallo accompagnati da un istruttore. 
«L'incontro tra il bambino e il cavallo – ha spiegato Maria Teresa Balestra, pedagogista di Astera - coinvolge entrambi i protagonisti in uno scambio di emozioni e calore affettivo stimolanti per la crescita e un valido stimolo per avere maggiore fiducia in sé stessi. Il rapporto con i cavalli, già nei bambini di età prescolare, favorisce attraverso il gioco con l'animale e il contatto corporeo l'acquisizione del senso di responsabilità, rispetto delle regole e competenze: un essere vivente che dipende da lui e dalle sue cure. Il cavallo è esente da ogni forma di giudizio e pregiudizio e il bambino può vivere quindi la sensazione di essere completamente accettato». 

«I bambini hanno avuto modo di conoscere il cavallo e il suo mondo, un mondo ricco di moltissime percezioni – ha raccontato la maestra Lorella Pispico - le scuderie che hanno un odore particolare, i cavalli nel box e a lavoro, la vita del maneggio, hanno fornito loro immagini, rumori e forti emozioni. I cavalli sono stati docili, morbidi da toccare, spazzolare, pettinare».

Il lavoro con il cavallo, intanto, continua. I counselor di Astera stanno perfezionando metodologie di “counseling mediato dal cavallo”, un intervento che tende a migliorare le risorse personali e ad affrontare, risolvere e superare momenti di crisi sia di carattere accidentale che facente parte dell’evoluzione del percorso di vita.

Infine una novità: «Secondo uno studio condotto dalla Ohio State University – ha spiegato Francesco Attanasio - l’ippoterapia costituirebbe giovamento anche per i pazienti affetti da Alzheimer. La ricerca, effettuata su un campione di 16 pazienti malati di Alzheimer, di cui 7 uomini e 9 donne, ha riportato un significativo miglioramento nella stabilità dell’umore e una riduzione di tutti i comportamenti problematici degli individui. Il nostro obiettivo è realizzare tutto questo anche nel nostro territorio».a
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