Aumentano i pagamenti col Pos Mobile, le Associazioni e gli Ordini: «Convenzioni con le banche per abbattere i costi»

domenica 8 marzo 2015
Capita sempre più spesso di trovarsi alla cassa di un negozio, nella segreteria di uno studio medico o in una bottega artigiana e di esibire una tessera bancomat o una carta di credito per effettuare il pagamento dovuto.

È uno dei segni dei tempi che cambiano e tutti coloro i quali erogano servizi, forniscono prestazioni o vendono qualsiasi tipo di merce si stanno adeguando ai mutamenti sociali e tecnologici anche in questo campo. Anche dalle nostre parti, tradizionalmente poco avvezze al cambiamento: i pagamenti tramite Pos, infatti, crescono rapidamente nella provincia di Brindisi. 

Una ricerca di Jusp, l’azienda che sta diffondendo in Italia il pos per pagamenti con carte di credito e bancomat in mobilità, in occasione del lancio in Puglia del nuovo pos con tecnologia Nfc e bluetooth, ha rilevato un incremento dell’uso del pos negli ultimi due anni in provincia del 11%, anche se le transazioni in contante sono ancora l’80% del totale. L'azienda responsabile delle rilevazioni statistiche sottolinea il ritardo italiano rispetto ai paesi del cosiddetto occidente industrializzato: in Italia persiste ancora la passione dei consumatori per il contante ma i nuovi metodi di pagamento digitali si stanno diffondendo e nel 2013 hanno rappresentato un transato pari a 15 miliardi di euro con previsione di crescita più che triplicata nei prossimi tre anni, sostenuta dall’aumento dell’online e del mobile. In Puglia il Pos mobile sta riscuotendo grande successo tra i medici, 20% del totale clienti, gli agenti assicurativi, 20%, i negozi tradizionali di abbigliamento, 20%, e il mondo della ristorazione in genere, ristoranti, bar, tavole calde. Per i medici bisogna distinguere tra chi opera nella sanità privata e chi presta servizio nel pubblico. 

«La distinzione è doverosa – spiega Emanuele Vinci, presidente dell'Ordine dei medici di Brindisi – i primi, che lavorano in studi di radiologia, in poliambulatori o in strutture simili, già da tempo si sono attrezzati per il pagamento digitale delle prestazioni, avendo mediamente un parco clienti importante e tale da giustificare i costi di gestione degli strumenti e le commissioni bancarie legate alle transazioni. Per quanto riguarda i secondi, il discorso è leggermente più complesso: prendendo ad esempio i medici di base che effettuano tra le 60 e le 70 fatture annue per certificazioni che di solito si aggirano sulle 30 euro, i costi derivanti dall'uso del pos diventano importanti rispetto al volume dei soldi incassati. Per venire incontro ai nostri assistiti, quindi, il nostro ente previdenziale, l'Enpam, sta studiando delle convenzioni con le banche per ottenere dei costi di gestione e di transazione limitati, in modo da consentire ai colleghi di poter sostenere l'uso dei nuovi sistemi di pagamento». Più o meno lo stesso discorso vale per gli artigiani. 

«I pagamenti tramite Pos – spiega Emanuele Sternativo, presidente provinciale della Cna – si sono affermati da tempo nelle botteghe artigiane, penso ai negozi di oggettistica o alle vetrerie artistiche, per fare due esempi. Questo comporta un grande problema: i costi del servizio, a carico dell'esercente, sono troppo elevati a fronte delle somme derivanti da questo tipo di pagamenti. Se il dovuto supera, per mettere una cifra spartiacque, i 100 euro, le spese sono sopportabili; se l'importo è inferiore a questa somma, l'artigiano fatica a sostenere i costi. In quest'ottica s'inserisce l'associazione di categoria che può svolgere un ruolo fondamentale: se un artigiano si presenta in banca per chiedere delle condizioni agevolate sui costi delle transizioni, non può sperare in una risposta positiva; se in filiale si presenta il rappresentante dell'associazione per conto di 1000 colleghi, le cose cambiano. Le convenzioni con le associazioni di categoria, quindi, possono rappresentare un volano per la diffusione di questa tecnologia che presenta sì dei vantaggi ma, al momento, dei costi ancora importanti». 
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